Stadio Olimpico: barriere rimaste e maggiori controlli. Il malumore della Curva Sud. La questione sicurezza in tempi di terrorismo. I sogni di un inguaribile romantico utopista

Stadio Olimpio di Roma. Ormai è certo: le barriere resteranno e saranno aumentati i controlli. Per entrare allo stadio verrà introdotto anche il rilevamento biomerico (non è ancora chiaro se delle impronte digitali, dell’iride, del viso o cos’altro).

Tutto ciò sta suscitando reazioni di rabbia e scontendo da parte dei tifosi della Curva Sud.

Però, a me sembra che gran parte di queste misure siano ormai davvero una necessità per la nostra maggiore sicurezza.

Un’esigenza ancora più sentita, quando in ogni momento ci potrebbe essere una strage terroristica.

Il calcio, come sappiamo, è non solo uno degli eventi pubblici che raccolgono il maggior numero di persone in un solo momento e luogo, ma è anche uno degli eventi a maggior esposizione mediatica e in diretta televisiva.

Tutto questo mi fa temere che gli stadi possano diventare bersaglio di attentati.

Sinceramente non credo che riuscirò più ad andare allo stadio solo pensando alla gioia di sgolarmi per la Roma e abbracciare la prima persona che mi trovo accanto al momento dell’esultare.

Ormai, purtroppo, non potrò più andare allo stadio senza pensare che, in effetti, il rischio c’è, è inutile nasconderselo.

Posso pure cercare di non pensarci, ma so bene che queste cose non succedono “solo agli altri”.

Detto questo, capisco il malumore della Curva, ma ormai il mio desiderio sarebbe che la Curva assumesse un nuovo atteggiamento, più maturo e anche più intelligente rispetto a certe misure come le barriere che a tutti sembrano esplicitamente vessatorie perchè non si comprende quale maggiore sicurezza dovrebbero garantire.

Mi piacerebbe una Curva che, nonostante tutto, i rospi ingogliati, non si arrendesse e non perdesse la passione di tornare a fare quello che sa fare meglio: tifare per 90° per la “Maggica”, guidando e incitando il tifo di tutto il resto dello stadio.

Mi piacerebbe un tifoso romanista, della Curva o meno, che io possa vedere davvero come un fratello e di cui mi possa fidare non solo perché amiamo la stessa squadra ma anche perchè ci proteggeremo a vicenda, guardandoci attorno con attenzione per controllare che non ci siano persone nuove e sconosciute, atteggiamenti sospetti, strani movimenti, eventuali pericoli.

Un tifoso, quindi che possa diventare il primo tutore della sicurezza nello stadio.

Lo so, io sono un inguaribile romantico utopista…

Ma sarebbe anche bello che allo stadio si potesse andare senza alcun timore di scontri contro le tifoserie avversarie.

E in questo Roma e Napoli, romanisti e napoletani, potrebbero fare tantissimo per restituire un giusto clima di festa in occasione delle partite.

Romanisti e napoletani hanno in comune moltissime cose, in primis il loro viscerale amore per le rispettive squadre, sempre e comunque e al di là di qualsiasi risultato.

Romanisti e napoletani hanno espresso momenti memorabili del miglior tifo a sostegno delle proprie squadre.

E’ davvero un peccato che, per colpa di una minoranza di delinquenti, imbecilli, facinorosi, siamo ridotti a doverci guardare in cagnesco.

Come se il tifoso avversario fosse un nemico di guerra, verso cui nutrire un odio che sarebbe invece meglio indirizzare verso i terroristi.

Anche perché alla fine della partita, romanisti, napoletani, juventini ecc, torniamo tutti dalle nostre famiglie e dai nostri cari.

E il giorno dopo andiamo tutti a lavorare o studiare, ognuno con i suoi problemi.

Sono un inguaribile romantico utopista… 

Lasciatemi sognare un mondo migliore che inizia anche da cose “minori” come il tifo nel calcio.

                                                                                 Andrea Pietrarota

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