ESTRATTO DAL NUOVO LIBRO

La zingara
Le trentenni d’oggi

Le trentenni di oggi tendono a collezionare “storie” e a catalogarle, quella è durata cinque anni, quell’altra poco, la prossima, chissà ? Sono forti consumatrici ogni tipo di storie e di ogni tipo di contraccettivi, dalla pillola alla spirale, per passare alla pillola del giorno dopo e persino il cerotto.
Sono descritte come donne single in carriera, indipendenti, dedicate esclusivamente a se stesse, curiose e sognatrici, viaggiano spesso verso paesi esotici, guidano la macchina e la moto, sono sempre alla ricerca di qualcosa, qualunque cosa, chissà che cosa verrebbe spesso da chiedersi.
Ma che state cercando?
In realtà non lo sanno bene neanche loro. Non possono chiederlo neanche alla propria madre, che è probabilmente una femminista anche lei abbastanza trasgressiva (anni ’50) ma arrivata un po’ ansimante negli anni 2000 ormai acquietata e abbastanza freddina.
Vediamo perché. Chi ha trent’anni oggi appartiene alla generazione del passaggio di Nettuno in Sagittario, segno doppio, bicorporeo e malefico specialmente nei primi cinque-sei gradi, movimento che va dal 1970 al 1984 circa. Nettuno è il pianeta degli ideali infiammati e del fanatismo, ed in generale della concezione filosofica della vita. In Sagittario Nettuno applica necessariamente un ideale giovale e godereccio perennemente insoddisfatto. E’ l’estroversione completa che non ha ancora raggiunto la maturazione della riflessione e del discernimento.
Nettuno in Sagittario è generazionale perchè tutti coloro i quali sono nati dal 1970 al 1984 (più o meno) hanno questa posizione di Nettuno. Ma bisogna subito dire che il Sagittario è un segno doppio contiene quindi il suo contrario e se Nettuno è debole nel tema Natale, contraddistingue invece la donna tradizionale, casalinga, dedicata ai figli, didascalica, perfettamente integrata e quindi non trasgressiva. Questo solo il Quadro Astrale personalizzato può chiarirlo. Ma se Nettuno è angolare, quindi forte, tutto si ribalta.
La tradizione viene aborrita, vengono preferiti i grandi viaggi, Nettuno nel segno del Sagittario indica una specie di ponte tra occidente e oriente, come se i due poli si avvicinassero. Il lontano (inteso non sono geograficamente ma anche culturalmente) non è più così lontano come prima e ciò che prima veniva considerato tabù (e quindi destinato all’isolamento perchè non accettato) adesso trova una più ampia diffusione, perchè meglio accettato o solo per una maggiore disponibilità a conoscerlo..non esistono più tabù per le trentenni di oggi. Che praticano un po’ di tutto, sesso libero, ma rispetto agli eccessi e alla trasgressione tipici del passato non registrano nessun senso di colpa in quanto trovano tutto ciò perfettamente normale. Le trentenni di oggi sono intelligenti e studiose. E alquanto fragili quando sono segnate dal marchio nettuniano.
I alcuni casi quando Nettuno è veramente angolare, congiunto al Sole o all’Ascendente, siamo davanti a veri e propri “mostri”.
Ricordiamo come questo passaggio Nettuniano abbia determinato il sincretismo, un contatto tra le filosofie occidentali e orientali, la diffusione delle medicine olistiche e alternative ed il minestrone di tutto un po’ che risponde al nome di New Age..
Per la generazione con Nettuno in Sagittario, gli ideali a lungo desiderati sono da qualche parte al di là dello scopo delle nostre vite ordinarie. Da un punto di vista personale questa collocazione può essere particolarmente dolorosa, dal momento che può indicare un’insoddisfazione e un rifiuto di accettare ciò che è possibile in realtà, un’incapacità di accettare il proprio destino che condanna l’individuo ad una vita in cui qualsiasi tipo di impegno può essere visto come una seconda scelta perché qualsiasi cosa uno stia cercando sta in un altro luogo, se solo riuscisse a trovarla. “E’ un mostro!!”

“Mostro” è una singolarità della natura, un essere al di fuori dell’ordine naturale. In senso scherzoso si può essere mostri di bontà o di scienza, ma si può essere mostri d’iniquità o di crudeltà- Mostri erano i Ciclopi, Gerione, i Centauri e i Satiri e ci ricorda che i Centauri erano metà uomini e metà cavalli, e il simbolo del Sagittario è quello di un Centauro, dove Nettuno trova il ribelle per eccellenza Giove, ma anche i Satiri, metà uomini e metà capri lussurioso e godereccio corteo di Bacco, altro personaggio che appartiene a Giove -dedito all amasturbazione ai piaceri della vita e da Nettuno che regola – vizi, tra cui alcool ed ogni tipo di droghe (specialmente quelle forti).
E’ un bel dire ai trentenni oggi che l’unica trasgressione possibile è non trasgredire affatto, loro hanno bisogno continuamente di trasgredire e di oltrepassare le frontiere.
Una curiosità, Nettuno è anche l’Artista, in musica questo aspetto trasgressivo è indicato dalla musica “EFFETTO PARETE O TAPPETO SONORO” un miscuglio assolutamente insopportabile di suoni incompatibili tra di loro che viene presentato come una improbabile evoluzione dell’arte. In Arte Nettuno in Sagittario ha visto anche l’evoluzione di quella nicchia di mercato che comprende gli autori con etichette anche qui improbabili di futurismo provocatorio il cui capostitipite può essere non certo Marinetti, ma Piero Manzoni, quello abbastanza geniale della “merda d’autore”.

Ecco un estratto di un blog di trentenni che parlano delle loro coetanee:
“ Una società brutta brutta brutta, possiamo agilmente dividere le trentenni in 4 categorie:

LA TRENTENNE IN CRISI DI IDENTITA’ ovvero
“NON SO CHI SONO NE’ COSA VOGLIO E TE LO FACCIO PESARE”
-Caratteristiche: insicurezza intrinseca senza speranze di risoluzione. Spesso è in crisi con il suo attuale partner/marito/fidanzato e cerca qualcuno che possa capire i suoi problemi oltre che farla uscire dalla routine soffocante.
-Approccio: parla solo lei, tu uomo devi solo fare il confessore, il papà, lo psicologo.
-Effetti: forse ci vai a letto, forse ti ci metti pure insieme per un periodo ma entro breve o il trifolamento di maroni è tale che sei costretto a scappare o è lei che ti liquida giustificando il suo comportamento come un “colpo di testa” (e ritorna ad annoiarsi con il suo partner).

LA TRENTENNE CARRIERISTA/MODERNA ovvero
“IL TEMPO LIBERO CHE MI RIMANE E’ PROPORZIONALE ALLA MIA LIBIDO. NEL FRATTEMPO TI SCOPO”
-Caratteristiche: molto compiaciuta di Sé e completamente immersa nella sua carriera o nelle attività extralavorative con le quali cerca di riempire il suo vuoto esistenziale, ha pochissimo tempo da dedicare a qualsivoglia attività con l’altro sesso. Da perfetta donna manager riesce ad ottenere il massimo rendimento anche con il poco tempo a disposizione, applicando le leggi di efficienza ed efficacia, come sul lavoro.
-Approccio: Lui: -“Ciao, ti va di scopare?” Lei: -“Ma come ti permetti??” Lui: -“Dai, lo voglio io e lo vuoi tu” Lei: -“Ok, casa mia o casa tua?”
-Effetti: scopi. ti rivesti. torni a casa.

LA TRENTENNE BIOLOGICAMENTE MATURA ovvero
“SE NON MI RIPRODUCO ENTRO L’ANNO RESTERO’ SOLA TUTTA LA VITA”
-Caratteristiche: l’orologio biologico guida ogni sua attività. La ricerca del partner non è più legata a gusti sessuali, attrazione, fascino. Lei cerca un padre del/dei suo/suoi figli.
-Approccio: assolutamente quello del bravo ragazzo, testa a posto, voglia di famiglia e figli. Lei fa finta di innamorarsi che sembra quasi vera.
-Effetti: dopo due mesi che ci stai insieme ti rendi conto di essere solo uno strumento nelle sue mani. E la cosa non ti piace. Scappi.

LA TRENTENNE CON UN PASSATO DI SOFFERENZA ovvero
“HO DECISO DI NON INNAMORARMI E SE SUCCEDE TI LASCIO”
-Caratteristiche: a sentirla parlare è la donna che ha sofferto più al mondo. Nessuna è stata lasciata, tradita, illusa più di lei. Non si fida più di nessuno, nemmeno della sua ombra. Non concede nulla, non si lascia andare, è trattenuta e fredda come il marmo.
-Approccio: qualunque tentativo di farle capire che sta sbagliando, che tu uomo sei veramente interessato a lei, fallirà. Lei ha paura.
-Effetti: sarai costretto a cambiare obiettivo, a malincuore, lei in fondo ti piaceva molto. Oppure se ne andrà lei, i sentimenti disgraziatamente stavano minando la sua stabilità. Lei sposerà un afro-cubano conosciuto in una vacanza con amiche”

Il realtà solo il Quadro astrale personale può indicare con chiarezza in che misura è attivo il segno dei tempi, l’astrologia insegna siamo tutti diversi in quanto unici ed originali, ma allo stesso tempo siamo tutti uguali visti dalla prospettiva cielo.

I PESCI E L’ACQUA PROFONDA

” Nel mito dell’eroe, lo
scopo della discesa è
caratterizzato
universalmente dal fatto
che in quella zona
pericolosa
(acque profonde, caverna,
bosco, isola, rocca ecc.)
si trova il “tesoro difficile
da raggiungere”
(gioiello, vergine, elisir
della vita, vittoria sulla
morte ecc.) “

Carl G.Jung
(da Psicologia e Alchimia)
Occorre estrema attenzione nel decifrare il sensibile delicato e difficilissimo segno dei Pesci, in quanto è il segno di quelle altrettanto estreme contraddizioni da sempre presenti nella condizione umana. Per questo quando si parla dei Pesci si parla di tutto e del contrario di tutto. Raccoglie difetti e qualità degli altri segni come in una sorta di contenitore, quindi perle e preziosi mischiati insieme al letame, ma bisogna dirlo ha anche la funzione simbolica di cassonetto della spazzatura delle cose che non servono, dei difetti umani, di tutto ciò che è brutto e doloroso e vorremmo nascondere.
Incarna il momento caotico prima che questi doni del Creatore vengano redistribuiti.
Nel museo delle tipologie umane occupa l’ultimo posto, giustamente il pesce viene dalle profondità dell’Oceano Cosmico, il dodicesimo è il reietto, il malato, lo spostato, il carcerato, il diverso, il pazzo, il condannato nell’ultima ora, e nell’ora della morte. Come ultimo segno femminile rappresenta la Dea Kali la Dea, distruttiva e dalle mille braccia. Nel movimento del reale tangibile l’ultima ora (quella che stiamo vivendo) rappresenta il simbolismo di ciò che vediamo (Giove e Nettuno) e si può interpretare nel movimento sempre uguale degli astri. In senso esoterico (o antiorario) delle forze invisibili è invece il primo dopo scintilla dell’Ariete e rappresenta proprio la fase di morte e rinascita in senso karmico, tipica del destino umano. La cultura popolare sa che i Pesci sono doppi ed ambigui, e li colloca in questo modo “dalle stelle alle stalle”. La figura del Cristo, mitologema, ovverossia la somma di tutte le mitologie possibili, è la parabola umana del sacrificio per gli altri: visto che dobbiamo morire, sacrifichiamoci per qualcuno, per tutti, per l’umanità. E’ anche il segno dell’Eroe Negativo, che si lascia travolgere dagli eventi, vittima di tutto e di tutti.
Ma sarà vero? E qui sta la difficoltà. In parte si, ed in parte no.
In senso morale è il segno della estrema durezza morale, di una forza straordinaria quanto nascosta.. In senso sociale e politico è il segno delle minoranze dell’estrema destra e sinistra, dei rivoluzionari, ma soprattutto degli anarchici. Quando tutti o nessuno comanda il risultato non può che essere negativo. L’anarchia dei Pesci è sia in senso morale che in senso emotivo. Quando le emozioni si accavallano combattono tra di loro senza tregua entrano in una sorta di tempesta o terremoto, si crea il panico il dolore la fuga e la paura che non va mai via. I Pesci è dove troviamo l’esilio di Mercurio, in quanto il Cuore non ascolta mai la Mente Cosmica, quella che ci dice che senza ordine non ci può essere progresso e continua senza sosta nei suoi errori infatti i Pesci è il segno della masssima distruttività, quelle rivolta a se stessi, e dell’involuzione dell’essere umano che non esce dall’utero, che non si da da fare, che si guarda l’ombelico.. E’ sublime e raccapricciante. Il pianeta guida è Nettuno il pianeta della muffa. Si muffa perché si attacca, muffa perché prolifera come microrganismo, muffa come inzio del processo di decomposizione, muffa come virus di tutti i mali che proliferano. I Pesci si riscattano solo quando escono dal loro egoismo assoluto ed impenetrabile e si interessano veramente ed disinteressatamente agli altri invece di volerli attraversare possedere e manipolare subdolamente attraverso i sensi di colpa, il ricatto, il finto sacrificio o semplicemente l’inganno. L’asse Pesci-Vergine potrebbe rappresentare questa polarizzazione, nella quale, al massimo dell’inesprimibile, dell’infinito, vibrano frequenze remote (Pesci) ma che deve fare i conti con la massima capacità dell’uomo di razionalizzare, identificare come categoria e dunque forma compiuta qualunque suggestione fantasmatica che ci giunga alla coscienza (Vergine).
In senso esoterico la salvezza dei Pesci sta nel segno opposto, la Vergine, il segno dell’analisi discriminazione, del lavoro umile preciso e senza echi e rimbombi, di chi sa distinguere benissimo ed accettare il concetto di “usare ed essere usati” che porta avanti nella vita con semplicità fatica e sudore, mentre spinge l’aratro e semina pieno di fiducia che il sole la pioggia ed il vento caldo faranno il resto.

La Zingara è Pesci ascendente Scorpione Sole opposto Saturno, Luna Cancro-Gemelli quadrata Mercurio in Ariete, Venere in Acquario opposta Giove,Marte in Pesci)

“Sono a pezzi.”
“Quanti pezzi Zingara ?”
“Tantissimi.”

Sospiro. Pausa.
“Beh allora Zingara, forse è il caso di rimetterli insieme, raccoglierli, catalogarli, ricostruirli in una sorta di esercizio di rompicapo…come dite voi giovani? Puzzle?

“Da dove cominciamo?”

“Sicuramente dall’inizio, ma non dal passato. Da ciò che è presente. Cominciamo dai tetti? Ti ascolto.

“Caro amico oggi è Sabato, e sono le 19:30. Oggi sono andata sul tetto.”
“Ma l’hai detto ai tuoi genitori?
“No.”
Perché no?
Carmen sorride, consapevole. Sa tutto, nulla le sfugge eppure…c’è così tanto lavoro da fare.
Mi legge il suo diario, uno dei suoi infiniti diari di bordo.

“Oggi ho avuto un’avventura di quelle che non si dimenticano facilmente. Per farla breve oggi stavo giocando contro il muro con la pallina da tennis ed ad un tratto essa si blocca sul tetto. Velocemente salgo al piano di sopra, apro persiane e finestre e coraggiosamente, anzi inconscientemente, salgo sul tetto e mi muovo molto lentamente con la scopa in mano. Arrivata ad un certo punto allungo il manico e faccio rotolare verso di me la palla che si è infilata nell’incavo del tetto. Poi allungo la ma noto che non arrivo alla pallina; così facendomi sostegno mi aggrappo al davanzale della finestra e cerco di allungarmi il più possibile verso la pallina e finalmente la prendo e velocemente ritorno sotto. Un bel pericolo, avevo rischiato e mentre svolgevo questa operazione pensavo ad una cartone animato “Occhi di gatto” in cui le protagoniste sono molto agili così mi sono fatta coraggio e ho cercato di imitarle”-

Beh che fortuna, significa che in sostanza il tetto della tua vita è abbastanza piatto e poco scivoloso. Si muore spesso e per molto meno. Quanti anni avevi?
10 anni. Manca ancora l’elemento artistico. L’artista, che viene dopo, si sarebbe anche fermato in quel momento, dopo aver afferrato la pallina, ad ammirare l’orizzonte visto dal tetto, ma forse l’hai fatto e non l’hai ricordato. L’artista si deve sempre fermare, ad ammirare, prima di andare avanti a creare.

Mi lascio quindi andare ai commenti a caldo: a me è la pagina del tuo diario è piaciuta, le dico. Sei una ragazzina coraggiosa sempre in cerca di avventure spericolate , pervasa da un mondo di fantasie accese sempre pronta a rischiare tutto. L’anima di un gatto che ha nove vite. Agilità, coraggio, incoscienza, ma poco spirito pratico. L’adulto o dimentica la pallina o ne cerca un’altra o chiama qualcuno per farsi aiutare. Questo non toglie che lo spirito bambino in noi non ci deve lasciare mai perché è solo da lui che impariamo ad “andare oltre”. Hai letto Carlos Castaneda il “Potere dei sogni”?. No? Non importa. A me lo fa venire in mente, Carlos l’apprendista antropologo e lo sciamano indio Yaqui Don Juan, el Brujo del deserto di Sonora , che gli insegna a buttarsi dalla cima del dirupo…ad affrontare il massimo rischio. Comunque di significativo in questo pezzo c’è l’inizio del tuo bisogno di vivere esperienze “al di fuori della tutela famigliare”, questo si! Le imprese che contano non hanno mai il “consenso” sociale, e non è quella la strada giusta per lo spirito. A dieci anni già lo sapevi.
Si può anche dire che il tuo lato irresponsabile è ancora legato al tuo lato ipercritico, parentale, si insomma ti fai la morale da sola anche a dieci anni. Anche questo aspetto deve sopravvivere, è complementare all’altro.
Andiamo avanti.
Nel tuo diario c’è scritto sul frontespizio:
“Queste pagine rappresentano me la mia intimità, le mie sensazioni più profonde, che spesso gli altri non possono capire. Quindi non aprire questo diario solo per curiosità di scoprire che cosa c’è scritto, anche perché mi feriresti a morte”
Non leggetelo perché mi fate del male. Che vuol dire?
Lasciate ogni speranza voi che entrate? Questo è un inferno? Certo che è un inferno ma vuol solo dire che se c’è l’inferno c’è anche il paradiso. Che c’è l’amore.
Le sensazioni più profonde sono le più vere, possono essere anche molto dolorose e sono le uniche in grado di insegnarci qualcosa. Non è certo la superficialità che insegna, al contrario essa non lascia traccia, anche questo l’hai capito prestissimo.

MARTE IN PESCI

Marte in Pesci e la spettacolarizzazione della sofferenza

Quando Marte entra, come in questo periodo di primavera 2009 , nel segno dominato da Giove, i Pesci (Giove rappresenta il visibile concreto, quindi la vista) assisistiamo alla spettacolarizzazione della sofferenza. Il pubblico è curioso vuole essere continuamente presente alla sofferenza altrui. La sofferenza attrae perchè è esperienza universale verso la quale si può avere curiosità oppure sincero interesse. La sofferenza altrui è un urlo che dobbiamo ascoltare. Ma per la sofferenza collettiva la storia è ben diversa. E’ anche vero che in tanti approfittano in una forma di sciaccallaggio della sofferenza altrui, usandola per creare spettacolo. La differenza è sempre tra curare e guarire o meglio ancora “prevenire ” la sofferenza; essa costituisce il caso serio dell’ esistenza, tutto ciò che è superficiale e divertente si oppone alla profondità del dolore che è sempre legato si al fisico, ma anche alle verità profonde. L’immagine del dolore è qualcosa che nella società dell’informazione diviene merce all’ingrosso: i telegiornali e la carta stampata ne riempiono la nostra giornata. Le giustificazioni solitamente sono due: il diritto ad informare e il supposto valore deterrente di queste immagini. L’implicito è che se veniamo informati dell’enormità del dolore che l’uomo può causare, dovremmo desistere dal causarne a nostra volta. Ma di fatto quel che si genera è qualcosa di diverso. Guardando le sofferenze degli altri, mentre ne proviamo compassione. otteniamo allo stesso tempo di allontarle da noi, in una sorta di rituale scaramantico, perché tutto sommato quel che vediamo non sta accadendo a noi. Si tratta di un dispositivo proprio sia della catarsi aristotelica che della teorizzazione del ‘700 sul sublime: «lo spettatore gode non della sublimità degli oggetti che la sua teoria gli dischiude, – come osserva Blumemberg – ma della consapevolezza di sé di fornte al turbine di atomi di cui consiste tutto ciò che egli osserva – perfino lui stesso». Compassione senza impegno, compassione come strumento di allontanamento, compassione come sedativo dell’emozione.

La storia insegna che una civiltà che trova godimento, anche se nascosto nell’ipocrisia, nel dolore altrui è una civiltà destinata alla barbarie, alla follia e ad una spaventosa sofferenza.

Questo è diventato uno strumento di potere non lontano dal circo romano, dalle streghe al rogo della santa inquisizione, o dai sacrifici umani degli Aztechi..

Quale ragionamento potrà esorcizzare questa follia? Solo la bellezza e l’amore potrà salvarci, e la sofferenza non è bella, anzi è brutta, bruttissima. Bisogna solo accettarla in noi come naturale esperienza umana senza focalizzarsi, senza fissarsi, senza esaltarla inutilmente, dandole il giusto significato in senso karmico come necessario passaggio ad un livello superiore di consapevolezza… passaggio transitorio e riequilibrabile ad ogni istante nel nostro umile viaggio dalla nascita alla morte, dalla morte alla rinascita, dall’esilio al ritorno a casa del Padrone..

“Mentre questo dicevano tra loro, un cane

che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie.

Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo

egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce,

perché assai presto partì l’eroe per la sacra Ilio.

Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche

lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone,

stava abbandonato sul letame di buoi e muli

raccolto presso le porte della reggia

fin quando i servi non lo portavano sui campi

a fecondare il vasto podere di Odisseo.

Là Argo giaceva coperto di zecche.

E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda

e lasciò ricadere le orecchie; ma non poteva

accostarsi al suo padrone. Odisseo

volse altrove lo sguardo e s’asciugò una lacrima

senza farsi vedere da Eumèo; e poi così diceva:

«Certo è strano, Eumèo, che un cane come questo

si lasci abbandonato sul letame. Bello è di forme;

non so se un giorno, oltre che bello, era anche veloce

nella corsa, o non era che un cane da convito,

di quelli che i padroni allevano solo per il fasto».

E a lui così rispondeva Eumèo, guardiano di porci:

«Questo è il cane d’un uomo che morì lontano.

Se ora fosse di forme e di bravura

come, partendo per Troia, lo lasciò Odisseo,

lo vedresti con meraviglia veloce e forte.

Mai una fiera gli sfuggiva nel folto della selva

quando la cacciava, seguendone abile le orme.

Ma ora, infelice, patisce. Lontano dalla patria

è morto il suo Odisseo; e le ancelle, indolenti,

non si curano di lui. Di malavoglia lavorano i servi

senza il comando dei padroni, poi che Zeus,

che vede ogni cosa, leva ad un uomo metà del suo valore,

se il giorno della schiavitù lo coglie».

Così disse, ed entrò nella reggia incontro ai proci.

E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent’anni,

fu preso dal Fato della nera morte.”

LA DEA DEL SOLE

Dea del Sole Arinna, venerata tu sei;

fra tutti gli altri nomi irrepetibili

il più rispettabile è il tuo, monarca

che emerge dal tuo grembo segreto

fra tutte le divinità.

Sei la signora della giustizia,

in cielo e in terra eserciti il tuo regno;

stabilisci i confini dei paesi, del fiume e delle cose

ascolti le suppliche, unica nel mondo

benevola ami l’uomo e lo perdoni.

All’orizzonte sei la luce del cielo e della terra,

sei il padre e la madre d’ogni paese e di ogni fiume

di ogni cosa;

ripartisci le offerte agli dèi primitivi,

per te si riaprono le porte del cielo…

quando l’ariete aprì il sesto sigillo lunare

che avvenne un violento terremoto,

e il sole diventò nero come un sacco di crine,

e la luna diventò tutta di sangue

le stelle del cielo caddero sopra la terra

come un albero getta i suoi frutti immaturi

scosso da un vento grande; e il cielo si ritirò

come un rotolo che viene avvolto

e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto.

E i re della terra e i grandi e i capi militari

e i ricchi e i potenti gli uomini , schiavi o liberi

si nascosero nelle caverne e fra le rupi dei monti.

(Arinna 1000 A. C.)
POESIE DELLA ZINGARA

La Danza

Se tu conoscessi la mia urgenza
d’ Amore,
benediresti la Vita e leveresti i calzari.
Sulla terra traboccante poggeremmo i piedi e
insieme danzeremmo l’Amore.
Tu, Io,
Conosciuto, Sconosciuta.
Il Cielo si leva dalle viscere dellaTerra e
alla Luce si schiude per danzare
l’Amore

L’origine

Con spuma d’onda
Ignara gioca la Grazia,
leggera cavalca il vento del mare
e nuvola bianca si gonfia e si sgonfia

al ritmo segreto del Sole

Il violino tacque

sparirono le note, le dita

le corde e l’archetto

sparì il leggio volarono gli spartiti

in un fruscio leggero come piedi nell’ombra

in una nuvola di polvere azzuro dorata

rimasero gli echi di un canto nitido

una nenia un gemito d’amore

come occhi di gatto

che scrutano nel buio

La persistenza della memoria
Vorrei dimenticare tutto
per ricordare solo i baci che ti ho dato
mentre fuori di noi
infuriavano nel traffico
nuvole minacciose
gli incubi fumosi di altri tempi

il pensiero si è fermato sul contorno
delle tue labbra sul rosa del tuo respiro
sul suono delle tue ciglia
sul corpo morbido dei tuoi pensieri
finchè mi hai detto sorridendo:
troppi baci!
ma non ho smesso di baciarti

non ho smesso mai
ad occhi chiusi
non volevo turbare quel momento etereo
e ancora adesso ti bacio nei miei sogni

Il Mago di Oz

è’ quello che fuori
riveste il dentro
e quello che hai dentro
e riveste il fuori
esce sempre da sola
come i gay
esce tutte le sere
si veste e si riveste
si traveste come un gay
ma non è gay

trucca se stessa
attrice di un improbabile teatro
gli altri
le situazioni del suo mondo
truccato
per non restare a casa

da sola
davanti allo specchio
da sola e con se stessa
con i vari se ed i vari perchè
le storie del passato
sul sagrato pavimento
dopo il carnevale

coriandoli
dopo la festa
incontra gli amici
niente altro
niente di più
li accomuna il gossip
le macchine i soldi
i viaggi gli hobby
ma sopratutto
il malessere di esistere
così è sola ma in compagnia
di altre solitudini
trascorre infinite serate
esatte costruite
una uguale all’altra
una sopra l’altra
e la propria miseria
è un viaggio senza meta
in attesa del paradiso
o dell’inferno
che succeda qualche cosa
ogni cosa
qualunque cosa
che sia diverso da ieri
e da sempre
da tutto il resto
in attesa dell’alba
e di un nuovo mattino

SEMPLICE
Semplice messaggio d’amore per te
Pioggia freddo e sono stanco bagnato
E sudato ma sto tornando a a casa
Per questo cammino su certe strade
In un mondo grigio senza colore
Ormai neppure gli uccelli fiatano
Volano silenziosi uno accanto all’altro
Piove senza ritegno su di loro
Tetti alberi le nostre speranze
Costretto in una prigione liquida
Cerco di tornare ma fa molto freddo
Forse troppo freddo ma io ti amo
Quando piove e quando c’è il sole

Narciso è donna

bella come un fiore
ti agiti tra le pagine di un libro
vanitosa
lotti tutti i giorni

ma nel tuo diario
solo sguardi anonimi sfiorano la tua bellezza
api o calabroni fa lo stesso

Narcisa bellissima
la tua bellezza è un nettare
si
ma immobile è il tuo trono
da egoista, da ninfa eterea ,
innamorata sempre e solo di se stessa
indispettita se hai pochi amanti
troppo pochi

per la regina del tuo spazio
innamorata solo del riflesso che produci
e poi dissolta nello stagno dell’oblio
sei comunque un fiore e bella

come un fiore

incontaminato
chissà
se poi in fondo quando sfiorisce la bellezza
sarai anche capace di amare?

ECCO UN’ALTRA DONNA FATTA A PEZZI DALLA FAMIGLIA

“Sono a pezzi.”
“Quanti pezzi Zingara?”
“Tantissimi.”
“Tanti come le pagine del tuo infinito diario di bordo”
Sospiro. Pausa.
“Beh allora Zingara, forse è il caso di rimetterli insieme, raccoglierli, catalogarli, ricostruirli in una sorta di esercizio di rompicapo…come dite voi giovani? Puzzle?

“Da dove cominciamo?”

“Sicuramente dall’inizio, ma non dal passato. Da ciò che è presente. Cominciamo dai tetti e dalla soffitta? Ti ascolto.

“Caro amico oggi è Sabato, e sono le 19:30. Oggi sono andata sul tetto.”
“Sono andata oltre, come tutti i giorni”
“Ma l’hai detto ai tuoi genitori?
“No.”
Perché no?
Sorride, consapevole. Sa tutto, nulla le sfugge eppure…c’è così tanto lavoro da fare.
Mi legge il suo diario, uno dei suoi infiniti diari di bordo.

Mi lascio quindi andare ai commenti a caldo: a me è le pagine del tuo diario mi sono piaciute, le dico. Sei una ragazzina coraggiosa sempre in cerca di avventure spericolate , pervasa da un mondo di fantasie accese sempre pronta a rischiare tutto. L’anima di un gatto che ha nove vite. Agilità, coraggio, incoscienza, ma poco spirito pratico. L’adulto o dimentica la pallina o ne cerca un’altra o chiama qualcuno per farsi aiutare. Questo non toglie che lo spirito bambino in noi non ci deve lasciare mai perché è solo da lui che impariamo ad “andare oltre”. Hai letto Carlos Castaneda il “Potere dei sogni”?. No? Non importa. A me lo fa venire in mente, Carlos l’apprendista antropologo e lo sciamano indio Yaqui Don Juan, el Brujo del deserto di Sonora , che gli insegna a buttarsi dalla cima del dirupo…ad affrontare il massimo rischio. Comunque di significativo in questo pezzo c’è l’inizio del tuo bisogno di vivere esperienze “al di fuori della tutela famigliare”, questo si! Le imprese che contano non hanno mai il “consenso” sociale, e non è quella la strada giusta per lo spirito. A dieci anni già lo sapevi.
Si può anche dire che il tuo lato irresponsabile è ancora legato al tuo lato ipercritico, parentale, si insomma ti fai la morale da sola anche a dieci anni. Anche questo aspetto deve sopravvivere, è complementare all’altro.
Andiamo avanti.
Nel tuo diario c’è scritto sul frontespizio:
“Queste pagine rappresentano me la mia intimità, le mie sensazioni più profonde, che spesso gli altri non possono capire. Quindi non aprire questo diario solo per curiosità di scoprire che cosa c’è scritto, anche perché mi feriresti a morte”
Non leggetelo perché mi fate del male. Che vuol dire?
Lasciate ogni speranza voi che entrate? Questo è un inferno? Certo che è un inferno ma vuol solo dire che se c’è l’inferno c’è anche il paradiso. Che c’è l’amore.
Le sensazioni più profonde sono le più vere, possono essere anche molto dolorose e sono le uniche in grado di insegnarci qualcosa. Non è certo la superficialità che insegna, al contrario essa non lascia traccia, anche questo l’hai capito prestissimo.

“Mi piace parlare con me stessa di me stessa, forse ne ho proprio bisogno, bisogno di ricordare.
Si, ma nel percorso esoterico è fondamentale ad un certo punto saper interrompere, alla bisogna, il dialogo interiore, in quanto si sa, è spesso falso. In questo senso è utile il mantra, la meditazione. la preghiera, ma per chi ha molta sensibilità, la musica è ancora più utile come strumento di consapevolezza che si può sovrapporre, e quindi aiuta a cancellare, il frastuono caotico del mondo moderno in cui siamo imprigionati. Ecco un altro punto. La prigione è aperta la chiave è lì per uscire, basta vederla. E’ sbagliato pensare di essere imprigionati senza aver la chiave. Questo concetto è simile al viaggio letterario di Carlos Castaneda, per l’appunto. Il vero sciamano può vivere sia nel deserto che nel mezzo del caos cittadino. Non fa differenza, questo è l’obbiettivo primario. Ma non occupiamoci tanto di teorie. Sono tutte buone e belle. Ma come la mappa, descrivono. E la mappa non è il territorio-
“Molte cose non ho scritto della mia voglia di andar oltre.
Riguardano il sesso.
Riguardano la sensitività.
Riguardano la solitudine, la separazione, la consapevolezza della morte.
Non ho scritto tante cose , all’epoca, perchè non volevo che qualcuno scoprisse il diario e leggesse.
Non volevo neanche che la mia ragione vedesse il mio inconscio, nero su bianco. Ricordo bene molte più cose di quelle che ho scritto.”

Capisco. Il concetto di diario è compendio, riservatezza , memoria. Infatti a volte si chiama memoriale. Ma tu hai anche, insieme alla riservatezza estrema, un gran bisogno di mostrare, quasi di sfoggiare apertamente le tue ferite. Sai dirmi perché?”

“No.”

Non importa. Quando ci arriverai veramente avrai raggiunto l’illuminazione. In fondo si tratta sempre di equilibrio tra estremi, come in musica. Tu ami la musica? Suoni?

Si mi piace la musica etnica, folklorica, tzigana, quella degli zingari, il tango…suono la fisarmonica. Ma sai che amo i metalli. Non so cos’è, ma mi sento attratta da sempre dai minerali, dagli elementi, come un cane da tartufo.
Ero un’ alchimista in passato?

Eh, tu corri troppo! Non c’è bisogno di correre sempre. Nessuno ti insegue, comunque è vero la fisarmonica ha un suono metallico dato dal passaggio dell’aria sulle ancie, come nel fischietto- Nel vero piano astrale nulla si insegue e nulla viene inseguito, ci si lascia attraversare, dall’uno all’altro, mantenendo il proprio baricentro. Ma di questo parleremo più avanti. Dai raccontami qualcosa. Ad esempio di sessuale, se vuoi.

Ad esempio il rapporto con le donne. Da donna a donna. Mi legge dal diario ma dieci anni più avanti, sempre le prime esperienze di amicizia con donne, velate di tristezza anche queste.

“Aprendo il mio cassetto della scrivania ho riscoperto con nostalgia questo biglietto scritto da Anna per il 7 Marzo, il mio compleanno. Per me Anna è diventata un’ ancora su cui contare nei momenti difficili. Vorrei avere molto di più da lei, vorrei darle molto di più, ma ogni volta che ci vediamo la sento molto distante, la sento altro da me. Lei ha i suoi impegni, i suoi interessi, le sue numerose amicizie, chissà a che posto mi mette lei…

Sono costretto a interromperti un attimo! Ma ti rendi conto che a diciannove anni, stai parlando di una amica in un modo che sa molto di modello omosessuale? Gelosia? Altro da se? Questo è linguaggio già terapeutico! Ma le tue fantasie quali erano? Non ne avevi? Era solo un dialogo un discorso senza una base fisica? Eri attratta da lei fisicamente? Mi vuoi parlare del tuo rapporto con le donne? Con tua madre “in primis”?

“Non voglio parlare di mia madre:
Questo è quel che ho scritto ieri notte.
Poi te ne ho inviato solo una parte. Ecco il resto.

Da piccola e da adolescente mi sentivo attraversata come coltelli affilati dal sentire altrui. E dal mio sentire.
Non avevo difese.
Il bisogno di mostrare…è il bisogno di amare ed essere amata, essere vista, ricordata, non abbandonata.
Perchè forse mi son sentita non vista da piccola.
E quel che non son riuscita a vivere alla luce del sole perchè giudicato male, l’ho dovuto vivere in forme malate o nasconderlo; ora faccio ancora fatica a mostrarmi come donna sana, adulta, che ha tutto il diritto di desiderare e amare e farsi amare, di arrabbiarsi, di dire no, di prendersi la responsabilità del proprio desiderio di gioia, in tutti i sensi.
Così mi deresponsabilizzo e mi difendo usando la maschera di malata per nascondere la forza e fragilità, l’insicurezza e la sicurezza eccessive che ho,
questo è uno degli aspetti).

Il pezzo mi piace.
Molte cose non ho scritto della mia voglia di andar oltre.
Riguardano il sesso.
Riguardano la sensitività.
Riguardano la solitudine, la separazione, la consapevolezza della morte.
Non ho scritto , all’epoca, perchè non volevo che qualcuno scoprisse il diario e leggesse.
Non volevo neanche che la mia ragione vedesse il mio inconscio, nero su bianco. Ricordo benemolte più cose di quelle che ho scritto.
La mia infanzia è stata simile per alcuni versi a quella di Jodorowsky (non so se ho scritto giusto).
Leggendo la sua autobiografia, lo scorso giugno, mi sono stupita, ma mi sono resa anche conto di non saper gestire la mia sensitività diversamente da quanto riusciva a fare lui.
Faccio prevalere troppo le funzioni del sistema limbico rispetto a quelle della corteccia, paura adeguata rispetto a situazioni passate, inadeguata rispetto a situazioni presenti che evocano il passato. E questo perchè sono sempre troppo buona con gli altri e meno con me stessa. il non aver confini, il non saper mettere confini.Ancora. Per questo sono timida. E’ unadifesa dall’eccessivo sentire e vedere i reali desideri, al di là delle parole e dei gesti.
Non faccio apposta, ma constato le somiglianze tra situazioni passate e situazioni attuali, e soffro perchè mi accorgo che ripeto modelli di comportamento che non vanno più bene, anzi, che sono deleteri.
Il sistema limbico è il più ancestrale, legato al bisogno di difendersi per sopravvivere.
Porta alla paura, all’emotività eccessiva, a scapito della passione e disciplina per evolvere.
Alimento la via del troppo cibo e troppo sesso a scapito di quella del cuore, del camminare verticale.
Il mio rigore diventa rigidità anzichè comodità.
La mia indulgenza diventa fango , anzichè dolcezza.
La materia mi schiaccia. Ceramica e metalli sono forme di conoscenza pratica dell’Universo, forme alchemiche. Così come lo studio degli elementi attraverso l’alimentazione (terra , acqua, aria, fuoco),
ma siccome la mia dimensione è sempre stata quella del Bene, dell’aiutare, del fare con e del fare per gli altri, per il Bene dell’Evoluzione Spirituale, ho sempre rifiutato un risvolto economico e pratico, perchè il sistema comune non era quello adatto a sviluppare il mio sentire e le sole vie di attuazione pratica erano quelle capitalistiche, dell’ Illusione.
Ma ho iniziato a mangiare e vomitare dai 14 anni, da quando la spinta a essere donna ha inizito a farsi sentire, più delle istanze cattoliche, apollinee della ragione e dello studio, e anche dell’adolescenziale divertrsi dei miei coetanei.
Ho iniziato a chiedere attraverso il sintomo, attraverso l’essere cucciola o seduttiva o troppo buona e accomodante.L’ho constatato nel tempo, attraverso la ripetizione di comportamenti che non volevo, ma che innescavo comunque.
La paura di non essere ascoltata, accettata come Carmen mi ha portato a chiedere indirettamente, a chiedere meno o a chiedere cose diverse da quelle giuste per me, con il risultato che sono diventata un contenitore pieno di tutto e di niente, corpo vuoto di Anima, solo separato angosciato.
Ho cercato la Verità nei paradossi, per andare oltre i pregiudizi e gli schemi, ma mi sono accorta che a volte la coerenza tra esterno ed interno è assolutamente la cartina di tornasole della veridicità del Bene professato.
E che inoltre a una mia domanda doveva corrispondere una onesta e adeguata risposta.
Invece mi sono sentita violata perchè ho pagato con l’offerta del corpo l’ amore sognato e non ricambiato oppure l’aiuto offertomi, con sottinteso un sentimento e desiderio non palesemente manifestato;ho donato tutta me stessa per generosità, per gratitudine, per paura di dire no ,di far soffrire, di essere incoerente con il patto iniziale, per timore di non essere amata lo stesso.Per timore di litigare, per timore del Padre padrone violento.
E’ successo più volte questo meccanismo. Non capire bene se ciò che facevo fosse per il mio piacere,per il mio bene o per soddisfare l’altro. Per timore di essere donna davanti a mio padre e di chiedere aiuto o denaro mi sono arrangiata da me, e ho incontrato lupi o disonesti.
Tu non sei un lupo, ma il meccanismo che ho creato è lo stesso di sempre.
Tu mi ami, io no.
Gli uomini si innamorano di me, io no. Non sono cattiva. Sono con poca autostima dall’inizio e in più per questo mio meccanismo e sull’orlo della morte della Speranza spesso.
Ma fino a quando aiuto, sesso, denaro saranno mescolati, io sarò sempre uguale.
Tu sei un fanciullo , mi ami ; io mi sento falsa.
Ero sincera e non avevo capito il tuo interesse nei miei confronti all’inizio ,ma poi sì e sapevo che la troppa vicinanza avrebbe portato a ciò. Ora tu sei ancora e sempre più sincero.
Io invece mi sento disonesta con me stessa e con te perchè sono andata oltre, come sempre .
Lo dico perchè ti voglio bene. Sono sincera in questo.” Il suo viso si distorce in una smorfia di falsità.

Tutte queste frasi sono bellissime, ma sono solo parole. I fatti sono che la Zingara è bulimica anoressica, si fa violenza tutti i giorni, da sola. Lo sapevo già, in parte l’avevo prevista, questa disperazione. Quando amiamo siamo anche disperati possiamo solo sperare di esere ricambiati. Ma a volte siamo molto più disperati per mancanza d’amore, quando non amiamo nessuno, neanche noi stessi. Questa è la sua condizione attuale, ma può solo cambiare. Tutto cambia. Il quando lo decide la volontà proiettata nella quarta dimensione, il tempo.
La chiave è il patto che hai fatto con te stessa di essere “diversa”. Il diverso si raggiunge solo quando accettiamo di essere quello che siamo. Poi tanto falsa non mi sembravi…a me sembravi sincera!
Se ti piace far l’amore vuol dire che sei donna tutto qui. Accettalo. Non si può pretendere di comandare al cuore, e solo il cuore è sincero, non la mente.
Alejandro Jodorowsky ha raggiunto una certa notorietà da giovane esaltando la violenza , per questo piace alla Zingara pensare che c’è qualche analogia, proprio con lei, ma in realtà non c’è ne è nessuna. Non c’è nessuna analogia tra te e un vecchio ebreo, proprio nessuna con un artista pazzo che in qualche modo si è espresso in modo creativo nella vita, ed una vittima di se stessa, solo un iperbolismo ed una voglia di vedersi diversi. In fondo solo una puttanella da due soldi, che vomita continuamente apre le gambe e poi si lamenta, si lamenta, tutti se ne approfittano di lei..ma è solo fantascienza letteraria un personaggio creato quanto improbabile e falso, non è assolutamente vero. Passa lunghi periodi in comunità…in galera, ma quando esce, torna a rubare alla vita, tutto torna come prima. Tutto torna all’autenticità del falso.

Riflessioni
Le nostre difficoltà riflettono, in genere, conflitti non risolti all’interno delle nostre famiglie. Fin da piccoli, e in maniera totalmente inconscia, li abbiamo assorbiti. Adesso, i conflitti che sono cresciuti con noi, come dei tumori, si ripresentano nelle nostre vite sebbene in maniera diversa dal passato. Rimangono comunque i medesimi conflitti adattati a nuove generazioni e a nuovi contesti. Dal nostro arrivo nel mondo, i nostri genitori proiettano inconsciamente su di noi ogni tipo di desideri affettivi, intellettivi, corporali e sessuali, che finiscono col programmare le nostre vite. Il bambino finisce per accettare e identificarsi con queste proiezioni, che si trasformano in una pesante responsabilità che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Portare quest’ordine parentale in forma inconscia e con il quale il nostro ‘essere essenziale’ non é in accordo, risulta fonte di squilibri, insoddisfazioni, frustrazioni la cui origine ci rimane conosciuta. Semplicemente non stiamo bene ma non sappiamo perché. La maggior parte dei nostri conflitti, disordini, pulsioni e contraddizioni, si formano a causa dell’identificazione con figure parentali che ci hanno marcato e alle quali continuiamo ad essere fedeli sebbene ci risulti doloroso, paralizzante o autodistruttivo. A loro volta questi personaggi ai quali siamo fedeli, si identificarono ad altre figure anteriori, formando una catena di ereditarietà nei conflitti. Così come su di noi influirono i nostri genitori, essi furono condizionati dai nostri nonni e così successivamente. In maniera più o meno maggiore, tutti manteniamo una fedeltà inconscia alla nostra storia familiare (al clan o alla tribù). Per realizzare veramente ciò è necessario scegliere la strada più difficile, quella dell’autenticità, liberandola dai blocchi e facendo mutare la realtà interiore verso una condizione più autentica.

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