KEY ENERGY: L’ITALIA RISPARMIERA’ QUASI IL 10% DEI CONSUMI GRAZIE ALL’EFFICIENZA ENERGETICA

KEY ENERGY, L’ITALIA RISPARMIERÀ QUASI IL 10% DEI CONSUMI GRAZIE ALL’EFFICIENZA ENERGETICA All’incontro organizzato del World Energy Council Marcello Capra del Mse ha ricordato l’obiettivo dell’Italia al 2016 del 9,6%, mentre l’Enea ha presentato un piano d’azione sull’edilizia pubblica secondo il quale dal migliore utilizzo delle risorse si otterranno benefici da interventi che pesano fino al 68% del totale delle possibili soluzioni Rimini, 31 ottobre 2009 – L’efficienza energetica è l’unica soluzione in grado di ridurre in tempi ragionevoli le emissioni inquinanti all’origine dell’effetto serra. È questo il leit motiv emerso ieri all’incontro organizzato dal World Energy Council a Key Energy, in corso di svolgimento a Rimini Fiera. Nel corso del convegno dal titolo “Dall’efficienza energetica un contributo immediato alla ripresa economica” il segretario di WEC Italia Ugo Dionigi ha ricordato come “l’Agenzia Internazionale dell’Energia nel suo scenario al 2050 preveda alla voce efficienza energetica una riduzione del 43% delle emissioni inquinanti”. Un dato molto importante se si pensa che il ricorso alle fonti fossili tra vent’anni rimarrà – come ha ricordato Dionigi – pressoché inalterato”. Un altro aspetto molto rilevante è anche quello dell’impennata della domanda mondiale di energia elettrica per gli anni a venire: “quasi tutte le organizzazioni mondiali – ha sottolineato ancora il segretario – concordano su un aumento che si aggira sul 45%”. Marcello Capra, del dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo Economico ha evidenziato, invece, che tra gli obiettivi del Governo c’è il raggiungimento al 2016 di un obiettivo di risparmio energetico pari al 9,6% derivante da politiche di efficienza, con un sempre maggiore potenziamento nei settori terziario e residenziale. “E il nostro Paese, fortunatamente, in questa materia si trova in una buona posizione”. “Il nostro parco termoelettrico – ha rilevato ancora Carlo Manna, responsabile Ufficio Studi dell’Enea – è tra i più efficienti d’Europa, ma lo scenario per i settori non industriali non è così positivo”. Manna ha poi snocciolato una serie di dati tratti dal Piano d’azione per l’efficienza energetica al 2020, redatto dall’ente su delega del Governo, da cui emerge che si potrebbero ottenere eccellenti risultati mettendo in campo politiche di migliore impiego sui fronti utilizzi finali, generazione elettrica e stili di vita e che incidono fino al 68% del totale delle possibili soluzioni (come le rinnovabili e le tecnologie low carbon) a sostegno delle riduzioni delle emissioni. Ma l’Enea è impegnato anche in una serie di ipotesi di intervento in materia di efficienza nel settore dell’edilizia pubblica. È stato preparato uno studio che ha riguardato il 57% del parco edilizio pubblico tra scuole e uffici pubblici. In questa ipotesi sono previsti investimenti da dedicare principalmente al miglioramento di impianti e infissi per 8,2 miliardi di euro. “Dal lavoro – spiega Manna – emerge chiaramente che si potrebbe giungere alla riduzione del 20% dei consumi per un risparmio di 420 milioni di euro all’anno. Ma i dati attesi non riguardano solo minori costi per l’amministrazione pubblica, ma anche tutta una serie di ricadute sull’economia con la creazione di un fatturato per la produzione stimato in 20 miliardi, nuova occupazione per 150.000 persone e un incremento del Pil dello 0,6%. Anche dal lato delle imprese le cose si stanno muovendo: Confindustria è riuscita a radunare tutte le varie associazioni di categoria redigendo un piano di lavoro che prevede, potenzialmente, un risparmio energetico determinato da interventi di efficienza che porterebbero ad una contrazione tra 14,3 e 30 milioni di tonnellate equivalenti petrolio. “Occorre concentrarsi su quei settori – ha concluso Alessandro Clerici, coordinatore della Task Force efficienza energetica di Confindustria – che danno i maggiori ritorni con le tecnologie esistenti avendo il supporto di leggi e incentivi che non creino oneri aggiuntivi al sistema industriale”.

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