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Remo Pannain, Supermagic e il potere eterno della magia

Remo Pannain: ventidue edizioni di Supermagic, tra diritto e meraviglia

Remo Pannain è avvocato penalista romano e ideatore di Supermagic, uno degli spettacoli di magia più importanti a livello internazionale.

In questa intervista racconta la nascita della sua passione per la prestigiazione, l’evoluzione di Supermagic, che quest’anno con il titolo di Supermagic Elementi,  giunge alla sua ventiduesima edizione e andrà in scena al l’Auditorium Conciliazione di Roma, dal 22 gennaio all’8 febbraio.

Avvocato penalista, prestigiatore e produttore di magia: come convivono queste due anime nella sua vita?

Convivono in modo più naturale di quanto si possa immaginare. Il diritto richiede rigore, disciplina, capacità di analisi; la magia richiede studio, precisione e controllo. In entrambi i casi è fondamentale capire le persone, leggere le situazioni e gestire il tempo. Sono mondi diversi, ma non opposti.

Quando nasce la sua passione per la prestigiazione?

Nasce da bambino. La magia è stata uno dei primi linguaggi che ho imparato per comunicare con gli altri. Ricordo lo stupore, la curiosità, il desiderio di capire come fosse possibile ottenere certi effetti. È una passione che non mi ha mai abbandonato.

Ricorda il primo trucco che ha imparato?

Sì, lo ricordo molto bene. Più che il trucco in sé, ricordo l’emozione della prima reazione del pubblico, anche se era composto solo da amici o familiari. In quel momento ho capito che la magia ha un potere straordinario: crea un legame immediato tra chi la esegue e chi la osserva.

Ci sono stati maghi che l’hanno ispirata maggiormente?

Assolutamente sì. Ho sempre guardato ai grandi maestri dell’illusionismo internazionale, a quegli artisti capaci di unire tecnica impeccabile e capacità narrativa. La magia migliore non è solo abilità manuale, ma racconto ed emozione.

Quando nasce l’idea di Supermagic?

Supermagic nasce come un sogno coltivato a lungo. Volevo creare uno spettacolo che celebrasse la magia nella sua forma più pura, portando sullo stesso palco i migliori illusionisti del mondo. A un certo punto ho sentito che era il momento giusto per provarci.

La prima edizione è stata una scommessa?

Una scommessa totale. Nulla era scontato: dall’organizzazione alla risposta del pubblico. Ma proprio quel rischio ha dato identità al progetto. Supermagic è nato così, con il coraggio di credere nell’impossibile.

Si aspettava che Supermagic arrivasse a 22 edizioni?

Onestamente no. Ogni edizione è stata costruita pensando a quella successiva, senza dare nulla per garantito. Il fatto che Supermagic sia arrivato alla sua ventiduesima edizione è il risultato di un lavoro costante e di un pubblico che continua a credere nella magia dal vivo.

Come seleziona gli artisti che partecipano allo spettacolo?

La selezione è molto attenta. Cerco artisti che abbiano qualcosa da raccontare, non solo da mostrare. La tecnica è fondamentale, ma ciò che fa davvero la differenza è la capacità di emozionare.

C’è un’esibizione che l’ha colpita particolarmente?

Ce ne sono molte. Alcune mi hanno sorpreso anche da addetto ai lavori. Quando succede, capisco che siamo riusciti davvero a creare qualcosa di speciale.

Può raccontarci un aneddoto dal backstage di Supermagic?

Dietro le quinte accade di tutto: tensione, concentrazione, imprevisti. A volte un numero non va come previsto, ma è proprio lì che emerge la professionalità degli artisti. La magia vera, spesso, è riuscire a trasformare un problema in un successo.

In un’epoca dominata dalla tecnologia, perché la magia dal vivo è ancora così importante?

Perché è reale. Succede davanti ai tuoi occhi, senza filtri. È un’esperienza condivisa, irripetibile. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di questo tipo di emozioni autentiche.

Dopo 22 edizioni, cosa rappresenta oggi Supermagic per lei?

Rappresenta una responsabilità e una continua sfida. Ogni edizione deve essere all’altezza della precedente, ma anche capace di sorprendere.

C’è ancora un sogno nel cassetto?

Sì, ce ne sono molti. La magia, per sua natura, non finisce mai. Finché c’è stupore, c’è futuro.

Che consiglio darebbe a un bambino che oggi scopre la magia?

Di coltivare la curiosità e di non smettere mai di stupirsi. La magia è prima di tutto uno sguardo sul mondo.

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